15 maggio 2017

Un nuovo libro di Elizabeth Gaskell: "Delitto di una notte buia"

Copertina della prima edizione
italiana (Edizioni Croce.
Prossima pubblicazione)
A Dark Night’s Work appartiene all’ultimo periodo della produzione gaskelliana (fu pubblicato nel 1863, due anni prima della sua morte) e alle fasi estreme della sua collaborazione con Charles Dickens. Questo romanzo breve fu pubblicato a puntate nel periodico All the Year Round e l’intervento del direttore – Dickens, appunto – si ravvisa immediatamente nel titolo stesso dell’opera: a lui si deve infatti l’aggiunta dell’aggettivo “dark” (buia), una scelta sicuramente efficace dal punto di vista dell’attrazione di pubblico, ma che Elizabeth Gaskell avversò e alla quale dovette cedere suo malgrado. L’edizione Croce del romanzo che vi presento oggi in anteprima (e che sarà disponibile presumibilmente il mese prossimo) ne è la prima edizione italiana in assoluto: la traduzione è mia, mentre Introduzione e note sono di Francesco Marroni, vicepresidente della Gaskell Society. Questo lavoro di “versione” mi ha dato tanti motivi di soddisfazione e ringrazio gli amici delle Edizioni Croce che mi hanno aiutata e sostenuta in questo percorso, non sempre facile. Nonostante le inevitabili difficoltà, tradurre in italiano la bellissima lingua di Elizabeth Gaskell è sempre un grande piacere e anche in questa occasione, come nelle mie esperienze gaskelliane precedenti, il lavoro ha riservato degli istanti davvero intensi. 
Delitto di una notte buia è una storia profonda e “viva”, caratterizzata da forti chiaroscuri e dalla sottile esplorazione della psicologia e della natura umana. Contrariamente ad altre opere di Gaskell, direi che i veri protagonisti di questo romanzo sono gli uomini; mentre Ellinor è una ragazza (e poi una donna) molto contemplativa  che tutto osserva e quasi si comporta come una coscienza collettiva – suo padre e gli altri uomini della sua vita sembrano balzare fuori dalle pagine per la loro energia e per la loro identità perfettamente delineata. Attraverso questi personaggi maschili Gaskell mette in scena una incredibile rappresentazione delle migliori qualità e insieme delle più penose mancanze dell’essere umano, offrendocene un ritratto universale: l’affetto, l’ambizione, la lealtà, l’orgoglio, la passione, la depressione, l’amore, la collera. 
Il padre di Ellinor, Edward Wilkins, la figura principale della prima parte del romanzo, è un uomo colto, affascinante, dagli orizzonti intellettuali amplissimi, che però a un certo momento della sua vita, a causa della strenua resistenza del sistema sociale di separazione in classi, precipita in un abisso di insoddisfazione e di disperazione. Suo contraltare diretto è il fidanzato di Ellinor, Ralph, che, mentre Wilkins inesorabilmente decade, compie la propria ascesa sociale e professionale, in nome di una personalità di grande forza, eppure stupendamente imperfetta, che fa di lui un personaggio indimenticabile. Chiude il cerchio il canonico Livingstone, leale e appassionato, protagonista di un passo del romanzo che, mentre lo traducevo, mi ha quasi commossa. 
Hawley C. White, Rome from the Dome of St. Peter's (1902)
Questo episodio è la sola scena di ambientazione italiana dell’intera produzione di Elizabeth Gaskell. I personaggi si trovano a Roma e assistono, da un balcone, alla sfilata del Martedì Grasso: l’incontro tra Mr. Livingstone e Ellinor ricalca un episodio della biografia della scrittrice che determinò l’inizio della sua lunga e fortissima amicizia con il critico d’arte americano Charles Eliot Norton. Una lettera della figlia di Elizabeth, Meta, ci riporta il ricordo di quel momento, e l’immagine che ci tramanda è così simile al brano di Delitto di una notte buia da riempire il lettore di emozione.
Le memorie del viaggio a Roma restarono per sempre nel cuore di Elizabeth Gaskell: nelle sue lettere scrisse che quei giorni furono il momento supremo della sua vita, e le fugaci immagini che ci regala, delle passeggiate per le strade della città, di Piazza di Spagna, delle visite alle gallerie d’arte o ai resti archeologici guidate da Norton, o di lei intenta a raccogliere fiori nel parco di Villa Doria, non può che confermare la bellezza incancellabile di quella esperienza. 

11 maggio 2017

Jane Austen at Home

Quando ho saputo che Lucy Worsley avrebbe scritto una biografia su Jane Austen ho deciso che l’avrei letta subito, appena pubblicata. Worsley è una studiosa di storia, curatrice di beni storici, accademica ma soprattutto divulgatrice, ed è per quest’ultimo talento che è molto conosciuta. I suoi documentari storici-letterari per la BBC sono informativi e precisi, ma allo stesso modo divertenti: il mio preferito è stato A Very British Murder, una serie in cui vengono studiati (e “interpretati” da lei, in costume d’epoca!) i più celebri omicidi della storia britannica. Cose che in Italia probabilmente non si produrrebbero, e tanto meno se lo storico che racconta i fatti fosse una donna.
Il sostanzioso volume Jane Austen at Home è comparso nella mia cassetta della posta la scorsa settimana e oggi sono arrivata alle ultime pagine. Non è la mia prima biografia di Austen: in precedenza ci sono state quella originale del nipote James Edward Austen-Leigh (il Memoir), quella di Constance Hill del 1901 che ho contribuito a tradurre in italiano (Jane Austen: i luoghi e gli amici), quella di Claire Tomalin – che però ho letto così tanto tempo fa da non averne conservato alcun ricordo –, quella in forma di raccolta epistolare di Giuseppe Ierolli (Jane Austen si racconta) e, più di recente, quella di Paula Byrne, The Real Jane Austen: a Life in Small Things del 2014, sicuramente ben curata e che rivela un grandissimo lavoro di ricerca. Vedo sui giornali che in questi giorni qualcuno ha già iniziato a parlare di molte, troppe somiglianze, tra il lavoro di Byrne e il nuovo libro di Worsley, ma penso che la cosa non debba stupire, visto che il soggetto è identico e che certe conclusioni sono naturali in opere contemporanee, che traggono spunto dalle stesse fonti più recenti.
Lucy Worsley. Fonte: bbc.co.uk
Di sicuro il mio personale ritmo di lettura è molto diverso: il libro di Lucy Worsley procede con uno stile così irresistibile da sembrare quasi un romanzo, mantenendo però una salda aderenza alla verità storica e una grande lucidità, condita di scintille di ironia che fanno onore alla stessa scrittura austeniana. (Almeno, questa è la mia impressione: ma quando si parla di Jane Austen bisogna stare più che accorti alle opinioni che si esprimono!) Se si conosce l’autrice, e il suo lavoro in televisione, leggendo il suo libro sembra di vedere il suo sorriso lievemente beffardo e di sentire la sua voce accattivante, impegnata nel racconto della eccezionale vita di Jane Austen; inoltre – ed è un aspetto che mi dà sempre soddisfazione – il libro è strutturato molto bene, ordinato, pulito, con i capitoli che replicano un modello preciso (un’apertura quasi sempre dedicata all’aspetto puramente storico, all’età georgiana in generale; l’immersione nel mondo e nella vita di Jane Austen; la chiusura con un pizzico di suspense, o con il cliffhanger che ti rimanda subito al capitolo successivo).
Citazione da p. 249. Cliccare per ingrandire.
La caratteristica che ho amato di più in questa biografia è l’equilibrio tra una confessata parzialità per l’autrice e la auto-ironica leggera debolezza per il piacere di immaginare cose che non sono accadute e, d’altra parte, la forte necessità di restare fedeli al vero, senza tentare voli di fantasia o melense immedesimazioni con la scrittrice (che, ricordiamo, è vissuta duecento anni fa, in un universo totalmente diverso dal nostro). Insomma, davvero un bel libro, che per me ha reso il dovere di conoscere la biografia di questa scrittrice niente affatto oneroso. Si parla di guerra e di pace, di tè, zucchero e porcellane Wedgwood, di ricette e di lavori di cucito, di mobili, di cappelli, di case, di viaggi, di libri e di lettere, di risate e rimpianti, di vita e di morte. Mi auguro che Lucy Worsley ne tragga uno dei suoi splendidi documentari a puntate: sarebbe l’ultimo tocco necessario per riportare davvero in vita il mondo di Jane Austen.